Quindici minuti di noia, cioè di felicità

« […] j’ai dit souvent que tout le malheur des hommes vient d’une seule chose,

qui est de ne savoir pas demeurer en repos dans une chambre […]»[1]

(B. Pascal, Pensée)

Il supplemento “C’è qualcuno che sa leggere?” de “Il Sole24Ore” si veste oggi di un abito in tinta monografica. Un numero quasi intero dedicato al tema della noia.

La noia sembra una condizione dalla quale rifuggire a tutti i costi al giorno d’oggi come in passato. Tra il fare e il non fare nulla, meglio fare qualcosa. Anzi bisogna (!) fare qualcosa, pena l’essere stigmatizzato come il nullafacente. Il deprecabile nullafacente. Spaventa la noia, l’affrancamento dal fare semplicemente per stare in presenza di sé. Emblematico l’intervento di Paolo Legrenzi in cui viene citato uno studio sperimentale ove le persone, pur di non annoiarsi in una stanza per un quarto d’ora senza far nulla, optavano per infliggersi una piccola scossa.[2] Insomma rimanere in compagnia con noi stessi, bastare a sé per un solo quarto d’ora, si rivela un’impresa erculea, per quanto di primo acchito possa sembrare un’idea banale ed allettante.

sbadiglio-ora

Eppure la noia può assumere dei connotati davvero edificanti per quanti se ne facciano carico. In virtù del suo “disinvestimento oggettuale”, del suo porci distanti dalla realtà, che viene temporaneamente messa tra parentesi, può costituire in maniera emblematica:

– un propulsore di movimento per “una crescita psicologica, un riadattamento o un rimodellamento dei rapporti tra mondo interno e mondo esterno”;[3]

– l’opportunità di guardarsi, di guardarsi autenticamente, senza provare vergogna (almeno tra sé e sé, sembrerebbe lecito) per le proprie debolezze, per la propria condizione;[4]

– il pungolo per promuovere il circolo virtuoso “noia-creatività-autonomia-autostima-felicità”, perché soltanto fermandosi in una bolla apparentemente priva di stimoli si è spronati a inventarsene di nuovi, esercitando la funzione creativa (simbolica) che ci permette di rendere la nostra esistenza ed il mondo più “interessanti”.[5]

Andy Wharol aveva profetizzato che in futuro ognuno avrebbe avuto i propri 15 minuti di celebrità. Trasformiamo in “profeta” anche Pascal e diamo a ciascuno i propri 15 minuti di noia, vale a dire i suoi 15 minuti di felicità.

[1] «[…] mi son detto spesso che tutti i mali degli uomini derivano da una sola cosa, dal non saper stare senza far nulla in una stanza […]» (B. Pascal, Pensieri, §126. Fuggire la noia. Divertimento).

[2] P. Legrenzi, Diamoci una mossa, in “Il Sole24Ore”, 19/02/2017, pp. 29-31.

[3] C. Maggini, Noia, in “Treccani”, http://www.treccani.it/enciclopedia/noia_(Universo-del-Corpo)/

[4] «Qual è il sigillo della raggiunta libertà? Non più vergognarsi di sé medesimo» (F. Nietzsche, La gaia scienza, §275).

[5] S. Carnevali, Che noia (ed è tutta colpa della mamma), in “Il Sole 24ore” cit.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...