Fazzoletto

Ultimamente mi sono rivestito dell’abitudine di portarmi un fazzoletto in tasca. Succede in particolare di fronte alle frustrazioni; un bambino che supporto a scuola ha spesso crisi di pianto.

Ho visto Nell (1994), film rispondente ad un banale schematismo hollywoodiano. Protagonista una ragazza trentenne (Jodie Foster), che ha trascorso la propria esistenza lontana dalla società civile. In un evocativo ambiente naturale del Nord Carolina, Nell è stata cresciuta da una madre afasica a causa di una paralisi facciale e ha ricevuto in eredità un linguaggio disarticolato, apparentemente indecifrabile.

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Alla morte dell’unica figura di riferimento, il suo destino è combattuto tra il volere di un medico – Jerry, che desidera preservarla dal peso della vita civile – e quello di una psichiatra – Paula, che inizialmente vede nella ragazza un case study –. Entrambi hanno tre mesi di tempo, prima che il giudice si esprima su quale futuro sarà riservato a Nell. Ho estratto il fazzoletto durante la scena fatidica in cui la ragazza è chiamata a parlare di sé, scissa tra un “ego oggettivo” ed un “ego soggettivo”, davanti la Corte Suprema nel giorno del giudizio:

Nell: […] da quando è morta [mia] madre [sono] rimasta sola. Nell era spaventata. Tutti hanno sempre paura. Il buon dio asciuga le lacrime. Le tante lacrime.

Giudice: In questo mondo, Nell, c’è tanta gente. Persone che ti possono essere amiche, ma hai molte cose da imparare. Tu non vuoi questo?

Nell: Ci sono grandi cose! Voi sapete grandi cose, ma voi non vi guardate negli occhi. E avete fame di tranquillità. Nell ha avuto una piccola vita. Ha conosciuto piccole cose. Io amo delle persone […]. So che tutti se ne vanno. Se ne vanno lontano [gesti e linguaggio non verbale come a significare “ognuno va per sé”]. Niente paura per Nell. Non piangete per Nell. Io non soffro più di voi. Tu, tutto okey?

Quella lacrima sul lago con cui si chiude il film non è una lacrima che possa essere racchiusa in un fazzoletto. Solo una mano nuda, una mano di tiepido essere umano può sfiorare realmente. Ci sono lacrime sul lago che un fazzoletto non può asciugare, quando si piange perché le nostre “piccole cose” non vanno, ma anche quando vanno e si arriva a vivere con tristezza il loro destino di non poter essere trattenute. E non si può far altro che lasciarle andare. Lasciarle andare lontano. Un fazzoletto può volare lontano. Una mano è sempre vicina, quanto basta per renderla quel grande strumento di tranquillità con cui cancellare dal viso una lacrima qui ed una più in là.

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