“E a nulla valgono le rassicurazioni di amici e conoscenti”, ma forse dipende quante sono!

Confortare

Trovo ci sia una grande difficoltà nel confortare – etimologicamente “render forte” – una persona afflitta da una situazione di dolore profondo o di paura irrefrenabile.[1] Forse è una difficoltà tale che sfocia nell’impossibilità, perlomeno se il conforto lo si ricerca puntando a soluzioni logiche, ad un antidoto che sveli il nesso causale dietro la situazione di dolore o paura, un cerotto fatto di spiegazioni plausibili piuttosto che di comprensioni reali. Per la psicoanalisi esiste un “miraggio” da smascherare:

«il miraggio […] per il quale attraverso la logica si possono affrontare e curare i sintomi nevrotici o psicotici. Cosa che Freud smentisce in molte occasioni, per esempio riguardo alla nevrosi ossessiva: chi ne è afflitto sa bene che i suoi sintomi non hanno ragione di essere, che, poniamo, ha chiuso la valvola del gas, e non dovrebbe preoccuparsi, uscendo, che la casa salti in aria; d’altra parte, costui se ne preoccupa, e a nulla valgono le rassicurazioni di amici e conoscenti, e che lui si fa uno scrupolo. Un paziente di Jung temeva di avere il cancro, e si sottopose a tutte le analisi e gli accertamenti previsti. Scoprì che non era malato, eppure non mutò il suo stato d’animo. Jung se ne stupì, ma il paziente gli spiegò quale fosse la sua vera paura, per nulla fugata dall’esito favorevole: “Vede, non ero preoccupato di avere il cancro, ma che potrei averlo o contrarlo in qualsiasi momento”. La paura riguarda la possibilità di cadere nell’abisso del nonsense, e che non vi si possa cadere non conforta. L’avvenire potrà sempre comportare l’eventualità della malattia mortale, anche se il presente la scongiura. Di fronte a questo, non ci sono test o accertamenti che valgano: la logica è impotente».[2]

Qualità e quantità

Queste le parole di un mio ex-professore universitario. Leggendole un senso d’impotenza verso questa condizione d’impossibilità a confortare attraverso un pensiero razionale il dolore e la paura per la propria come per l’altrui condizione di precarietà e potenziale mortalità. È una condizione che tutti viviamo. Solo che magari si riverbera in maniera diversa nella personalità nevrotica o psicotica. Tuttavia anche in questo caso si tratta di condizioni che potenzialmente tutti viviamo, poiché condizioni nelle quali tutti potenzialmente potremmo cadere.

Nonostante sia un appassionato ammiratore de Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta – ergo di tutto il discorso imperniato attorno alla “metafisica della qualità” –, penso sia fondamentale fare tesoro della lezione freudiana, per cui la quantità conta! La differenza tra un nevrotico e un non-nevrotico non è di qualità (non c’è da una parte l’essere umano qualitativamente patologico e dall’altra quello non-patologico); la differenza sta tutta nella quantità di atti patologici che si manifestano. Oltre ad una certa soglia, c’è nevrosi. Eppure questa rimane comunque potenzialmente e qualitativamente una condizione di possibilità per l’intero genere umano. La quantità conta! Conta anche per definire cose che sembrerebbero relegate al solo mondo qualitativo. Per esempio l’interesse per l’arte di un individuo. Quand’è che diciamo “Mario è proprio patito di arte”? Non lo si può forse asserire a partire dalla quantità di tempo che Mario spende a parlare di arte, a praticare arte, a vivere l’arte, ecc…?

Una pratica quantitativa possibile e confortabile

Si può tentare di rifuggire la situazione di dolore profondo o paura irrefrenabile. Non aggrappandosi ad un qualche “miraggio” logico (si è detto) o comunque insistendo su qualche pratica o ragionamento che insista su un cambiamento qualitativo della situazione (anche qui, si è detto).

Si può eludere la situazione, avviarsi attraverso una pratica che preveda l’assunzione giornaliera di una certa quantità di ‘antidoti’, verso l’orizzonte del “confortabilmente insensibile”.

Si può accettare il nonsense della condizione (una parola!) e cercare di prendere e com-prendere la maggior quantità possibile di atti di fiducia, d’amore, di solidarietà che ci circondano. E scorgere lì il conforto, in una quantità, senza ricercare alcun cambiamento di qualità, che è difficile – forse impossibile – che ci sarà. Anche qualora non dovesse arrivare il con-forto, perlomeno si potrà avvertire una magra consolazione… Forse.

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[1] http://unaparolaalgiorno.it/significato/C/conforto

[2] https://leonardovittorioarena.wordpress.com/2016/11/01/freud-e-jung/

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