Tana “libera” tutti! (come bambini)

Tarkovskij (1932-1986) fa parte di quei registi-poeti le cui produzioni cinematografiche non sono opere che si guardano, bensì momenti che si vivono. Rivedere Stalker (1979) è rivivere un’esperienza estetica ed esistenziale. E quando il 25 aprile si celebra la “liberazione”, il sentimento che la accompagna lo si percepisce visceralmente in quel monito che la guida singolare (lo Stalker) matura pensando a quanti cercano la verità nella vita (il Professore e lo Scrittore) – un monito contro qualsiasi tentativo d’irrigidire la realtà e d’irrigidirci noi stessi entro gabbie ideologiche, rinunciando alla realtà e a noi stessi.

«[…] e soprattutto che possano credere in sé stessi

e che diventino indifesi come bambini

perché la debolezza è potenza e la forza è niente.

Quando l’uomo nasce è debole e duttile,

quando muore è forte e rigido,

così come l’albero:

mentre cresce è tenero e flessibile

e quando è duro e secco, muore.

Rigidità e forza sono compagne della morte,

debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza […]»

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