Blu, una porta aperta sull’anima

Blue_Jarman_2

L’esperienza filmica di “Blue” di D. Jarman (1993) è una spinta a sostare sull’orlo di un precipizio… peraltro mentre si sta diventando ciechi. Per vederci chiaro e stimare la distanza dal limite vanno abbandonati lo sguardo retinico e l’apparente saldezza con cui afferra il mondo, per attivare un altro organo di senso che consenta un ascolto autentico e non un’interpretazione delle cose.

Con tale disposizione all’ascolto le porte della nostra percezione sono sgomberate dall’imago:

«The image is a prison of the soul, your heredity, your education, your vices and aspirations, your qualities, your psychological world»

Niente più apparenti certezze rassicuranti. Spavaldamente pronti a fungere da astronauti del vuoto. In questo spazio dipinto di blu le cose iniziano a parlare un altro linguaggio e la dimensione che si apre oltre la vista è la visione in tutta la sua precarietà della vita.

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