Aristotele in atto

Leggo sul Domenicale de “Il Sole 24 Ore” del 14/02/2016 un articolo che titola “Aristotele uomo dell’anno” a firma di Dorella Cianci. Cito:

Il 2016 per l’Unesco è l’anno di Aristotele [vd. articolo]. A differenza di Platone, Aristotele aveva compreso che l’educabilità dell’uomo sente spesso l’esigenza di confrontarsi con il tribunale della realtà, senza dover necessariamente delegare tutto al cielo ed è qui che nasce il concetto del “guardando s’impara” teorizzato nella Poetica […]. L’anno di Aristotele ci invita ad alcune riflessioni incardinate sull’importanza delle azioni più che dei tipi umani (i caratteri) […]

Nella Poetica aleggia una visione dell’azione come prominente rispetto ai “caratteri” o “tipi umani” o “disposizioni morali” (intenzioni). Eppure l’azione, seguendo le considerazioni logiche aristoteliche, non è sostanza in sé e per sé ma solo un predicato. Mi chiedo le cose stanno davvero così? Oppure l’azione, in virtù anche delle considerazioni ‘poetiche’ aristoteliche, va considerata realmente in una dimensione più sostanziale come iniziò a fare Goethe col suo faustiano “in principio era l’azione”?

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