Ingenuità, disincanto e CONSAPEVOLEZZA.

Alzi una sovrastruttura umana. Scopri l’insulsaggine sulla quale si regge. L’insulsaggine che buffamente ricopre. Ti disorienti, t’infastidisci, t’arrabbi. Delle volte con il mondo intero, per la sua farsa. Perché fino a ieri ti piaceva la scienza. Il modo in cui scientificamente si spiegavano le sovrastrutture. Perché tutto quadrava alla perfezione. In prima facie, ti disorienti. Finché non realizzi ciò che davvero ti ha mostrato la scienza. Con il suo modo di smascherare un’amicizia, un’amore, un valore che fino ieri credevi essere tali. Perché tutto non ruota più alla perfezione. In secondo luogo, t’infastidisci. In altri termini, ingenuità prima, disincanto poi e consapevolezza del disincanto infine. Ma non è davvero una fine. Non è ancora finita. La consapevolezza di qualcosa smuove perlomeno nella mia instabile interiorità scosse emotive. E il sismografo registra, per l’appunto, disorientamento, fastidio, rabbia.

Sì, proprio rabbia! Rabbia ché ciò che sembra poetico, in realtà è riducibile a qualcosa di prosaico. Rabbia ché ciò che sembra macro, in realtà si dissolve in qualcosa di micro. Rabbia ché per una vita sei rimasto ingabbiato nel paradosso di Pessoa, che urlava: “la solitudine mi deprime; la compagnia mi opprime” (da “Il libro dell’inquietudine”). Rabbia ché si naviga sempre tra ambiguità e, sbattendo tra un’aporia ed un’altra, si finisce per naufragare in un mare d’amarezza. Sono arcistufo di queste secche, di queste ciofeche, di sentire il disagio e di vedere che in fondo è di tutti e forse tutto, anche se tutti non sono in tutto e per tutto disposti o in grado d’ammetterlo. Un martello, un colpo di martello – così si vive una carezza quando sei consapevole di cosa in realtà è quella carezza. E a suon di martello cadono persino le case a lungo andare. Figuriamoci un essere umano.

E allora perché la consapevolezza!? Posso capire la fase dell’ingenuità e quella del disincanto. Ma il perché della consapevolezza e soprattutto il perché del suo rintocco emotivo, peraltro tanto intenso e per me negativo – questo non lo riesco proprio a cogliere… Così è impossibile invecchiare, diventare sempre più consapevoli, e rimanere ancora “sentimental”. O forse sarà per questo che gli anziani talvolta appaiono più bambini (quindi ingenui) dei bambini (quindi degli ingenui prima del disincanto) – per rimanere “sentimental”?! Wish not…

“[…] I wish I was old and a little sentimental […]”

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