Nussbaum #1

“Come scrive Freud, la storia della nascita dell’uomo è quella del passaggio di un essere senziente dal grembo di un protetto narcisismo alla lacerante consapevolezza di essere alla deriva in un mondo di oggetti, un mondo che non ha creato e che non controlla. In esso il neonato è consapevole di essere particolarmente debole e impotente. Il dolore fisico non è nulla rispetto alla spaventosa consapevolezza dell’essere impotenti, è quasi insopportabile senza il rifugio di un sonno simile al grembo materno. Quando ci svegliamo, dobbiamo escogitare un modo di vivere in questo mondo di oggetti. Senza l’intelligenza delle emozioni, abbiamo poche speranze di affrontare questo problema nel modo giusto” (M. Nussbaum, L’intelligenza delle emozioni, Il Mulino, Bologna 2004, Introduzione, p. 34)

Wow, è già tutto qui. La pulsione di morte che spinge per un confortante regressus ad uterum di contro alla pulsione di vita che ci sprona a porci nel mondo, cercando di mascherare il più possibile quell’insopportabile impulso di fondo, quella consapevolezza di fondo che noi da questa vita non ne usciremo vivi. Che noi di fronte la vita siamo impotenti. L’opera della Nussbaum che mi accingo a leggere per un corso universitario apparecchia in tavola tutti questi elementi e si preannuncia una lettura molto profonda del problema. Tuttavia l’ambiguità delle due ultime frasi in citazione mi fa rimanere con un punto interrogativo: si parla di “intelligenza delle emozioni” nella misura in cui queste ultime ci consentono di “escogitare un modo di vivere in questo mondo di oggetti”. In altri termini, le emozioni sono dette intelligenti in quanto come molte altre cose contribuiscono a mascherare (la nostra impotenza, la nostra incompletezza, il nostro impulso costitutivo ad aderire all’autenticità del regressus ad uterum)? Che sono più precisamente queste emozioni e chi si nasconde sotto di esse? Alla prossima puntata… By now (but now is forever) THAT’S ALL FOLKS *_*

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